Viva Mickey Rourke
Sciagure e buone notizie da Venezia 65
Viva Mickey Rourke: cravatta corallo a pois con nodo larghissimo, mezzo toscano in bocca (pare abbia preso il vizio a Venezia), fedele chihuahua sotto braccio. Aveva la faccia gonfia di botulino, cicatrici dappertutto, chioma inqualificabile, un capitale di simpatia che ha fatto impazzire il pubblico in cerca di autografi. Leggi Al wrestler Rourke fanno di tutto per due ore

Viva Mickey Rourke: cravatta corallo a pois con nodo larghissimo, mezzo toscano in bocca (pare abbia preso il vizio a Venezia), fedele chihuahua sotto braccio. Aveva la faccia gonfia di botulino, cicatrici dappertutto, chioma inqualificabile, un capitale di simpatia che ha fatto impazzire il pubblico in cerca di autografi. “The Wrestler”, diretto da Darren Aronofsky – ha vinto il Leone d’oro. Perfino Wim Wenders, grande sostenitore del cinema barboso e privo di emozioni, ha parlato di un film e di un attore “da spezzare il cuore” (in effetti, era da “Brokeback Mountain” di Ang Lee che non vedevamo al Lido tanti maschi in lacrime).
La Mostra partita in sottotono ha preso slancio nel finale, grazie anche allo straordinario “Hurt Locker” di Kathryn Bigelow (vergognosamente ricompensata soltanto con il premio dello sponsor Persol). E i Leoni, tutto sommato, sono stati migliori della selezione. Jennifer Lawrence sul tappeto rosso non l’ha riconosciuta nessuno: suo il premio Mastroianni per l’attrice esordiente, diretta da Guillermo Arriaga in “The Burning Plain”. Pochi applausi per Gianni Di Gregorio, esordiente a sessant’anni con “Pranzo di Ferragosto”. Era solo, senza le deliziose vecchiette che recitano nel suo film, e che hanno entusiasmato Abdellatif Kechiche: “Semplice, umile, allegro, commovente”, ha detto il regista francese, grande sconfitto l’anno scorso con “Cous Cous”. A Silvio Orlando la Coppa Volpi come migliore attore, per “Il papà di Giovanna” di Pupi Avati. Se ne parlava da giorni, Gian Luigi Rondi aveva dato la sua benedizione, l’attore ha ringraziato con la frase: “Abbiamo smesso di studiare Dante e Manzoni al liceo e abbiamo cominciato a vedere i film di Wenders”.
Le buone notizie finiscono qui. Via con le sciagure: Coppa Volpi per la migliore attrice a Dominique Blanc. In “L’autre”, storia di masochismo femminile come non ne vorremmo vedere mai più, caccia il bell’amante nero e si prende a martellate in testa. Ma lei lo definisce film raro e prezioso, ringrazia i registi Bernard & Trividic, e anche Marie-Pierre Duhamel (per i non addetti, la prima signora Muller, da quest’anno tra i selezionatori). Leone d’argento e Osella per la fotografia (da sola più che sufficiente) a “Soldato di carta”, del russo Alexei German jr. Premio Speciale della Giuria e Osella per la sceneggiatura a “Teza”, la saga etiope di Haile Gerima. Leone per l’insieme dell’opera a Werner Schroeter, compagnuccio di Wenders quando il nuovo cinema tedesco era giovane. Suo il più brutto film del festival: “Nuit de chien”.
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Targa “Ancora?” ai selezionatori dei “film sorpresa” della Mostra, scaricati in questa edizione sulla sezione Orizzonti. Sarebbero vere sorprese soltanto se non fossero inevitabilmente orientali. Premio “Minculpop” alla Mostra per aver censurato la parte di Giovanni Guareschi (“fascista e razzista”) del documentario “La rabbia”, lasciando soltanto quella di Pasolini. La Festa di Roma lo ha fatto vedere completo, lasciando decidere gli spettatori. Roma batte Venezia 10 a 0. Coppa “Uriah Heep” (il falso umile di Dickens) ad Adriano Celentano, che ha celiato in conferenza stampa della “ignoranza di cui curiosamente dispongo”. Come diceva Golda Meir: “Non essere tanto umile: non sei così fantastico”.
Targa “Dàgli al soldato Ryan” al giornalista italiano che ha chiesto a Kathryn Bigelow se nel suo magnifico, tesissimo “Hurt Locker”, tratto da un reportage di guerra, non si era “prestata a interpretazioni equivoche, umanizzando troppo” i soldati americani del film. Premio “Banal Grande” alla Bigelow che, forse temendo che il suo film possa essere accusato di scorrettezza politica, si è affrettata ad aggiungere: “La guerra è brutta assai e spero che un giorno se ne possa fare a meno”. Targa “Fantasia al Potere” al titolista della Stampa, che ha trasformato la frase scritta all’inizio di “Hurt Locker” “La guerra è una droga” in “La guerra in Iraq è una droga”. Premio “Zoccolo” a quei coraggiosi critici che in passato adulavano i film di Ozpetek e ora che è stroncatissimo per “Il giorno perfetto” gli danno il calcio dell’asino affermando: “Del resto non ha mai fatto nulla di buono”.
Premio “Pornografia del dolore” a Mimmo Calopresti, che nel suo documentario sui morti della Thyssen ha inserito la registrazione delle loro urla mentre bruciavano vivi, ulteriormente straziando la madre di una delle vittime, e violando gli accordi presi. Targa “Faccia di bronzo” allo stesso regista, che in conferenza stampa ha detto in proposito: “Le parlerò in privato. E’ meglio avere con queste persone rapporti molto delicati”.